Gabriele, il primo anno di vita non si scorda mai…

Il primo anno di vita non si scorda mai, anche se crescendo sembra che la memoria abbia seppelito questi preziodi dodici mesi in chissà quale abisso dell’anima. Che fai ti giri nella culla, Gabriele?
Hai ragione, è presto, sono venuto a svegliarti mentre tutti dormono. No, non siamo sulla spiaggia di quest’estate, ma nel tuo luogo natale, in quelle valli del vicentino che fanno del paesaggio veneto l’albero genealogico della tua famiglia.

Il primo anno di vita non si scorda mai, Gabriele. Tieniti alla larga da chi vuole darti ali di cartone, come quei poveracci che si spostano da una zolla d’Italia all’altra e sognano figli eroi e supersonici, poliglotti, sottomettendosi ai riti dei nuovi luoghi, che mai apparterranno loro.


Impara il dialetto della tua terra perché è l’idioma della tua gente, delle tue radici che hanno gambe e vogliono correre. Impara a far danzare le consonanti e le vocali del nostro italiano per comporre i nomi di mamma e papà, che con lo zampino di Dio ti hanno messo al mondo e ti aiuteranno a crescere in questa vita.

Accarezza il viso dei nonni perché le loro meravigliose rughe indicano le vie, i percorsi dei sacrifici per allevare chi c’era prima di te. Sali sulle spalle di tua nonna per guardare il viso stanco degli operai all’uscita delle concerie, prima del tramonto, e il loro sollievo nell’attesa di abbracciare i propri figli.

Chiedi a tuo nonno una vecchia carta geografica e guarda all’essenza del mondo non come fanno i turisti di oggi, ma con gli occhi di uno dei più grandi viaggiatori di tutti i tempi, il tuo compaesano Marco Polo.
Chiedi ai tuoi zii di cucinare, sulle orme di un’antica ricetta tramandata, uno dei piatti che, attraverso sapori e retrogusti, ti faccia tenere nel palato il tuo Veneto.

Allenati ad emozionarti, a vedere danzare i sogni, e quando un giorno finirai tra le braccia di quella donna che sarà tua per sempre, allora tornerà a galla, come in una leggenda d’amore, questo tuo primo anno di vita. Non è un incantesimo, si chiama amore ed è la bussola della nostra esistenza.

Gabriele, che viaggio ricco di sorprese sarà questa vita, presagio dell’immensità.

Pubblicato da Rosario Pipolo

Giornalista & Communication Specialist

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