I miei viaggi in Europa tra le canzoni di Franco Battiato

Nei 32 anni di viaggi che mi hanno fatto toccare 51 Paesi e 5 continenti le canzoni di Franco Battiato hanno ispirato la scelta di alcune destinazioni o ne sono state colonna sonora. In entrambi i casi i versi e la musica del genio siciliano mi hanno accompagnato nelle esplorazioni da vagabondo, contribuendo a lasciarmi addosso le atmosfere e l’identità di ciascun posto. Cominciamo dall’Europa.

BERLINO

A Berlino ci sono arrivato a quasi vent’anni dalla caduta del Muro, ma per fortuna ai tempi Alexander Platz custodiva ancora il fascino di crocevia tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest. Alloggiavo a Berlino Est in uno stabile che, fino alla caduta della cortina di ferro, era stato ex prigione. Credo di aver consumato Giubbe Rosse, primo album dal vivo di Battiato del 1989 contenente l’omonima canzone. In realtà Alexander Platz era stata regalata alla grande Milva per l’album prodotto dallo stesso Battiato “Milva e dintorni”.

La bidella ritornava dalla scuola un po’ più presto per aiutarmi
“Ti vedo stanca
Hai le borse sotto gli occhi
Come ti trovi
A Berlino Est?”Alexander Platz
Auf Wiedersehen
C’era la neve
Faccio quattro passi a piedi
Fino alla frontiera
“Vengo con te”

VARSAVIA

In Polonia in realtà c’ero andato per un reportage e avevo chiesto di intervistare quella generazione di anziani che avevano visto la loro Varsavia rasa al suolo dalle bombe. Mi portarono nel quartiere Praga, l’unica zona della capitale polacca che era stata risparmiata. Durante la chiacchierata mi balenavano in mente i versi di Radio Varsavia, celebre brano antimilitarista di Battiato del 1982.
Appartiene ad uno dei vinili che ho consumato di più, L’Arca di Noé. Lo guardavo nelle vetrine dei negozi tra gli addobbi natalizi. Il disco, infatti, era uscito a ridosso del Natale del 1982 e io non arrivavo in altezza alla gonnella di mia madre.

E i cittadini attoniti

Fingevano di non capire niente

Per aiutare i disertori

E chi scappava in occidente

Radio Varsavia

L’ultimo appello è da dimenticare

Radio Varsavia

L’ultimo appello è da dimenticare.

BELFAST

L’Irlanda del Nord è stata per me una destinazione della memoria alla ricerca di testimonianze e luoghi della guerra sanguinaria tra cattolici e protestanti. L’arrivo a Belfast e la lunga camminata tra i murales di Falls Road mi aveva riportato ai rumori delle bombe sentiti in tv, agli anni sanguinari della repressione thatcheriana, alle battaglie dell’attivista e rivoluzionario Bob Sands. Ecco che ad accompagnarmi c’è stata un’immagine dal brano di Battiato Voglio vederti danzare, sempre estratta dal vinile di L’Arca di Noé del 1982.

Nell’Irlanda del nord
Nelle balere estive
Coppie di anziani che ballano
Al ritmo di sette ottavi…

TIRANA E SOFIA

La stessa canzone l’ho ritrovata in Albania, una delle tappe del mio on the road mozzafiato del 2009 dei Balcani. Un’alba a Durazzo segnò l’arrivo in questa zolla di terra dell’ex Jugoslavia, ma fu passeggiando nella vecchia Tirana che sbucò di nuovo Franco Battiato.

E Radio Tirana trasmette

Musiche balcaniche mentre

Danzatori bulgari

A piedi nudi sui bracieri ardenti.

La seconda parte della strofa si conficcò in testa a Sofia, che mi regalò un momento emozionante: il silenzio dei bulgari per commemorare i loro caduti in guerra e questo falò di preghiere che si elevavano verso il cielo della Bulgaria.

ALBANIA

Mentre ero su un autobus sgangherato che mi portava dall’Albania verso il Montenegro, stralunato tra i paesaggi dell’entroterra albanese, ecco che spuntò Strade dell’Est, una gemma del disco del 1979 L’era del cinghiale bianco. Ricordo quando Battiato venne a presentarlo in una puntata del programma di Boncompagni Discoring.

Carichi i treni che dall’Albania
Portano tanti stranieri in Siberia
Tappeti antichi, mercanti indiani
Mettono su case tra Russia e Cina
Strade dell’Est

LISBONA

Prima della della traversata in Sudamerica, il mio vagabondaggio in Portogallo vi ha spianato la strada. Lisbona mi è rimasta nel cuore, vi ho ritrovato molto della Napoli dell’infanzia. La colonna sonora dei giorni trascorsi nella capitale portoghese è stata sicuramente il suono del fado di Amália Rodrigues e Mariza, passato e futuro della tradizione musicale locale.
Tuttavia, proprio mentre sgranocchiavo un dolcetto nel quartiere di Belem, spuntò la canzone di Battiato Segunda-Feira, tratta dal disco L’imboscata del 1996 e scritta a quattro mani con il filosofo Manlio Sgalambro.

Ti porto con me
Segunda-feira de Lisboa
Nel mio antico mare
Nell’Acqua Occidentale
Nel Mediterraneo
Affollato di navi
E corpi d’ignudi nuotatori.

Io sono quello che odia il lunedì così come Mafalda di Quino detesta la minestra, con la stessa intensità se vogliamo dircela tutto. La coppia Battiato-Sgalambro con il suo tocco filosofico ha captato questo stato d’animo che appartiene a ciascuno di noi. La lingua portoghese lo denuncia bene con il termine “lunedì” che letteralmente si traduce come “secondo giorno”, ovvero secondo dopo la domenica, “segunda-feira” appunto.

Segunda-feira de Lisboa

Che nome d’incanto

Qui da noi è lunedì

Soltanto.

Pubblicato da Rosario Pipolo

Giornalista & Communication Specialist

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