Alaska on the road: Cartolina da Talkeetna

Talkeetna era finita sulla bocca del mondo per aver avuto un gatto buffo come sindaco (la protesta degli alaskini può smuovere le corde della surrealtà). I primi due giorni in Alaska si concentrano in questo villaggio da pagina del romanzo Little House on the Prairie di Laura Ingalls.

Alloggio in una dimora storica, Talkeetna Roadhouse, e me lo conferma il libro ad essa dedicata pubblicato da un editore locale. Si tratta di una costruzione dei primi del ‘900, che mantiene le atmosfere dei tempi. Melissa, uno dei gestori, mi fa sentire a mio agio, qui si respira familiarità, sul pianoforte in un angolo del soggiorno ci sono ammassati degli spartiti che stuzzicano la voglia di suonare.

A Talkeetna si conoscono tutti o quasi e chi si sosta qui è in viaggio verso il Parco del Denali, la vetta più alta del Nordamerica. Fa freddo ma non troppo, il cielo è limpidissimo e il sole colora tutte le foglie degli alberi. Mi dicono che sono un vagabondo fortunato, perché solo pochi eletti riescono ad avvistare da qui il mitico Denali. L’acqua dei ruscelli, il ghiaccio che si scioglie, la neve superstite mi ricordano che il mio viaggio nell’ultima frontiera è la grande opportunità per esplorare “il mondo fuori dal mondo.”

Cammino a lungo, attraverso un ponte, avvisto i binari della ferrovia: ripenso alle mattine in cui nonno Pasquale mi accompagnava da bimbo ad aspettare i treni, li adoravo nel loro andamento di beffeggiare l’infinito. Mi affaccio nel Nagley’s store, il classico negozio americo dell’alba del secolo scorso in cui trovi tutto, anche le cianfrusaglie più improbabili.

A Talkeetna non ci sono muri separatori, avverto un senso di libertà che un territorio come questo sa darti senza pregiudizio. Mangio un piatto di carne con delle patate bollite, bevo una pinta i birra locale, il sole è calato. Mi tuffo a letto, mi addormento, smaltisco la stanchezza., fuori c’è un cielo stellato che non ha precedenti. Ripenso a mio padre, che mi guarda da lassù e mi ricorda le notti stellate condivise insieme.

L’indomani mi sveglio all’alba, fuori fa un freddo cade, mi infilo un cappello e la sciarpa. Dormono tutti, il villaggio è semideserto, mi godo le prime luci del sole mentre raccolgo ogni dettaglio in direzione della cima del Denali. Il vocio del fiume e il silenzio orchestrano un concertino di strumenti naturali che fanno bene all’anima e allo spirito.

Resterei ancora a Talkeetna, ma il viaggio mi chiama. Mentre mi allontano, mi ronza in mente un passaggio di On the Road di Kerouac:

“Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? – è il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo.”

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