Canada on the road: Cartolina da Québec City

Quando arrivo a Québec City sento il peso degli 800 chilometri di distanza da Toronto. Dopo l’immersione cosmopolita della “capitale multiculturale del Nordamerica” finisco nel cuore del Canada francese, anzi per dirla alla loro maniera: “Qui non siamo in Canada, ma nel Québec”.

Gli spiriti bollenti del separatismo politico aleggiano nell’aria, mentre il cuore della città vecchia è così europea nell’architettura e nelle atmosfere da farmi ricercare le orme del Vecchio Continente.
A Québec City ci sono studenti assiepati ovunque, pare sia una destinazione molto gettonata da gita scolastica. Sarà perché è la città più antica del Nordamerica, il capoluogo dell’omonima provincia è preso da assalto. Cosa c’è di meglio che perdersi su e giù per le stradine di questa collina, guardarsi intorno, gettare la coda dell’occhio sui dettagli che fanno di Québec City la zolla europea più autentica del Canada?

Qui incontro Harry e We, due universitari dalla Cina, con cui condividere storie dell’ultimo viaggio nel loro Paese, antiche memorie, le censure, il mio weekend di studio con Bernardo Bertollucci, sequenze del film “L’ultimo imperatore”, il coraggio di quello studente in piazza Tienanmen… Dopo tutte queste chiacchiere mi chiedono una foto ricordo insieme, salutandomi con un bel complimento: “Sei un grande viaggiatore, perché sono le tue ispirazioni di vita e studi a portati in giro per il mondo.”

Comincio ad avvertire la stanchezza delle distanze del viaggio. Nel primo pomeriggio la cattedrale è semivuota, intravedo un prete in angolo a sistemare delle candele. Il Castello di Frontenac, uno dei simboli dell’intera provincia, è forse oggi l’albergo più fotografato al mondo. I turisti lo invadono, fanno sogni proibiti, non è alla portata di tutti e una notte qui costa un occhio della testa.

I palazzi pittoreschi della Haute-Ville guardano verso i musicisti da strada che animano la piazza mentre una carozza e un cavallo mi distrae con affetto e intravedo Parigi in lontananza. Bisogna farsi una lunga scarpinata oltre la Citadelle per entrare in contatto con la gente del posto. C’è chi fa jogging a prima mattina, chi scappa a lavoro, chi apre e chiude l’ombrello perché anche qui si passa con disinvoltura dal sole alla pioggia.

Il Museo Nazionale delle Belle Arti è una fantastica sorpresa e le sue provocazioni di arte contemporanea azzerano il pregiudizio che certe visioni non possano farci ritrovare la prospettiva di futuro che abbracci sostanza ed esistenza. Passeggio a lungo e mi fermo sulla rue Saint Jean nella piccola libreria Nelligan, che vende una marea di libri usati in lingua francese. Mi fermo a parlare volentieri con François, il vecchio librario nella foto della copertina di questo articolo, che negli scafalli trova per me un’edizione stampata in Québec e tradotta in lingua francese del romanzo canadese Anne of Green Gables.

Dalla rue Saint Jean passo a prendere due insoliti souvenir che a detta del negoziante mi faranno un vero “quebecchiano”: il pupazzo di Carnaval, mascotte di Québec City, e due statuine dei protagonisti del famoso programma televisivo di Tele-Québec “Passpartout”. Quale modo alternativo per ricordare attraverso cimeli locali questi due giorni sulla collina di Québec City?

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