Canada on the road: Cartolina dalla capitale Ottawa

Percorro 500 km on the road per raggiungere Ottawa, la capitale del Canada, prima che spunti l’alba. Il paesaggio nottambulo dell’Ontario striscia nel buio per poi alzarsi con la luce del sole.
Non sono ancora le sei e mezzo del mattino, mi fiondo in una caffetteria, ordino una bagel con uova e bacon e l’immancabile mezzo litro di caffè americano. In Canada te lo servono di un bollente insopportabile e, se non fosse per qualche dito di latte freddo, daresti la lingua in pasto agli ustionati. In Italia le lancette dell’orologio sono molto più avanti.

Faccio una videochiamata a mia madre, dopo averla alfabetizzata con whatsapp, è il primo viaggio in cui la tengo al corrente in diretta con le nuove tecnologie.
E pensare che alla fine di giugno del 1988, da una cabina telefonica di’ Westminster a Londra, feci la prima chiamata, “a carico del destinatario”, per trasmetterle l’emozione di aver messo piede nella capitale della mia vita, neanche fossi stato il primo uomo sulla luna.

Dallo schermo dello smartphone sbuca la faccia della mia nipotina Eleonora, pare che ogni volta avvisti un aereo, pronunci il mio nome: si è convinta che lo zio abiti tra le nuvole, spostandosi da un volo ad un altro.

Ottawa è quasi vuota a prima mattina, è il lunedì di Pasquetta. C’è un bel sole, raro di questi tempi in un Canada che miete le atmosfere del nostro novembre. Fuori al Senato siamo quattro gatti. Del resto vale la pena fare una puntatina qui: in quale capitale del mondo riuscireste ad organizzare un batter baleno una doppia visita a Camera e Senato? Un viaggio storico e politico, avvincente e persino divertente, grazie alla guida di Isabelle.

Ottawa tutto sommato sa sorprenderti attraverso l’architettura della Nation Gallery of Canada, di quei giochi ultramoderni che fondono gli ambienti e fanno dello spazio il luogo meticcio in cui l’arte di un Gauguin incontra il nostro stile di immaginazione.

Gli hamburger di King Eddy sono saporiti e restano una buona scusa per conoscere persone, scambiare punti di vista sulle rispettive storie dei Paesi di provenienza, interloquire  sul futuro che desideriamo. Il sole picchia forte, mi stendo sull’erba, questi 18 gradi sono una manna dal cielo dopo il tempo uggioso di Toronto e Niagara.

Quest’altra zolla di terra dell’Ontario, attraversata dal canale di Ridaeu, racconta sottovoce il Canada, la sua gente, i sogni e le delusioni, di chi sa che ci sono sempe più strade per ritornare a casa.
Cammino a piedi a lungo, spingendomi fino alla periferia dove c’è lo stazionamento degli autobus. Sorseggio un caffè, sbircio un giornale locale, mi accorgo che l’autobus arriverà a destinazione con un’ora di ritardo. Ottawa diventa un puntino, dal finestrino vedo una donna anziana che tiene per mano un bambino disabile, fatico a tenere gli occhi aperti per la stanchezza, mi addormento.

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