L’ultima neve alla masseria tra i faraglioni di Capri

Assieme a Manuela Schiano al Garden di Capri

Ospito sul mio blog Manuela Schiano di Capri Studium – Comunicazione e Cultura, che lo scorso luglio ha organizzato la presentazione a Capri del mio romanzo. Ringrazio Manuela per questa analisi del mio racconto e per la dose di passione e amore che sa mettere in tutto ciò che fa.

Nella splendida cornice del Capri Garden Bar, il 13 luglio 2013 ho avuto il piacere di presentare il libro “Ultima neve alla masseria” del giornalista Rosario Pipolo.
Una piacevole chiacchierata che ha visto partecipi giovani studenti del liceo e adulti appassionati di lettura.
Il profilo dell’autore si è delineato attraverso le sue parole e attraverso una lettura critica del suo romanzo che io ho operato, da moderatrice della serata, cercando di individuare nella storia di Pietro tracce del vissuto di Rosario.

Rosario ama presentarsi con queste parole: “Ci sono le mie radici del Sud a cui appartengo, intorno al Vesuvio che mi ha partorito. Le mie radici però “hanno le gambe lunghe”, se ne vanno in giro e si trascinano dietro i mondi da cui sono stato allevato: la musica di John Lennon e dei Beatles; il teatro in cui mi sono rifugiato, che mi ha trattato come un figlio d’arte; il cinema delle migliaia di pellicole divorate; le letture di Shakespeare, Kerouac e Bukowski. Il viaggio dentro il viaggio, sempre, da quando in sella ad una Vespa rossa PK50XL esploravo la periferia di Napoli, i suoi contorni, i suoi dintorni umani, raccogliendo storie, senza sapere ancora che scrivere sarebbe diventato il mio lavoro.”

Una presentazione che a mio parere ci dice molto anche del suo romanzo, che ha come vero protagonista proprio il viaggio, filo conduttore della sua vita.
Pietro-Rosario fa ritorno alla terra natìa per risolvere un enigma che ossessiona il suo presente. Un ritorno alle origini attraverso trenta momenti (i capitoli), ciascuno dei quali è dedicato all’incontro con un personaggio del passato che fa riaffiorare alla memoria di Pietro ricordi indelebili la cui metabolizzazione sarà determinante per il futuro.
Fondamentale è il richiamo alla figura del nonno paterno, di cui Pietro porta il nome e anche il peso della reputazione. Quel nome lo spinge a voler ritrovare un pezzo di passato che lui credeva fondamentale per il completamento del puzzle della storia familiare. Quasi come se la visione sfuocata del passato fosse da ostacolo al futuro.

Nel libro ho trovato accenni al sapore tipico della narrativa verista: i riferimenti ai luoghi, ai vecchi mestieri, al cibo semplice di una volta, alla terra, al peso della storia. La Masseria è come La Casa del Nespolo verghiana, uno stato mentale oltre che un luogo, il nido dove rifugiarsi o la prigione da cui fuggire.
E ho scorto anche qualcosa di Pavese: Pietro è novello Anguilla che analizza il presente con gli strumenti del passato offertigli dalla sua memoria, confondendo inevitabilmente i contorni della realtà con la poesia del ricordo.

Nel libro si respira l’atmosfera della società del sud Italia ai tempi della Grande guerra e della ricostruzione del dopoguerra: c’è lo stupore di fronte al cinematografo e la consapevolezza di come l’illuminazione pubblica abbia fatto cambiare la prospetti va con cui guardare la realtà; c’è la paura di fronte allo sviluppo industriale e lo straniamento causato dal lavoro in fabbrica; c’è la rabbia per il clientelismo come molla e freno della politica del Sud ; c’è tanta povertà, ma c’è anche tanta solidarietà umana; c’è il quadro nostalgico di relazioni umane fondate sulla garanzia della parola data, sull’onore familiare.

Tutto il racconto viene costruito sul rapporto simbiotico tra due elementi primigeni, la terra e l’acqua(neve), simboli dei valori su cui è fondata la vita del protagonista: l’importanza delle proprie radici (la terra) e il valore della memoria come magistra vitae (la neve). La neve di Rosario è come la madeleine di Proust: è il trait d’union tra presente, passato e futuro; è il correlativo oggettivo dei sentimenti di Pietro che nel ritorno a casa, in occasione del suo quarantesimo compleanno, diventa finalmente uomo, ed è finalmente pronto ad afferrare la sua vita a piene mani, senza più il rischio che la neve si sciolga di nuovo tra le dita.

Una piacevole lettura, un piacevole scambio di idee. Questa la vera ricchezza e semplicità della cultura che intendiamo promuovere in un’epoca di apparenze e colpi di scena. Grazie Rosario!

Manuela Schiano

Album fotografico della presentazione

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