Roberto Bolle e Twitter: il ballerino che ha offeso clochard e napoletani

“I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città”. L’affermazione di Roberto Bolle, l’osannato ballerino del Teatro alla Scala di Milano, è una doppia e imperdonabile offesa nei confronti dei clochard e degli stessi napoletani. Una riflessione fuori posto destinata ad essere un boomerang verso i VIP saccenti, apostoli delle mode social. Il 2012 è l’anno di Twitter e il cinguettio sta diventando la vetrina prediletta nello star system dello show business italiano.

Peccato che Bolle, come tanti altri suoi colleghi, non abbia percepito la filosofia di una tweettata o il valore di questa piattaforma social, tutto all’infuori del sipario-prigione degli adoni. Le riflessioni necessitano di un pensiero, le offese gratuite di stupidità. Il ballerino del tempio scaligero dovrebbe sapere che, alle porte del Teatro San Carlo di Napoli, proprio dove si erano accampati quei “barboni”, c’è un altro palcoscenico. Quello di oltre tre secoli di storia, consegnata nelle mani di un popolo. In quel punto preciso della città si è giocato il tutto e per tutto, tra sogni e delusioni, in balia di rivolte o rivoluzioni, offrendo un luogo di rifugio anche ai diseredati.

Napoli è da sempre la casa di tutti, senza discriminazioni. Il tweet di Roberto Bolle – rimosso dopo le polemiche a dimostrazione di chi non sa comunicare (mai cancellare un cinguettio!) – potrebbe far da spunto al maestro Roberto De Simone per la creazione di un’opera buffa, che abbia come protagonisti proprio i clochard. I napoletani e i senzatetto dovrebbero chiedere un risarcimento morale al ballerino incauto, barattando di bandirlo dal San Carlo e dall’Unicef.

Viviamo in un paese democratico ed è giusto che ognuno esprima il suo pensiero. I twitterini hanno mostrato il loro dissenso e forse anche quei napoletani, frequentatori assidui di teatri, che una volta avranno visto Roberto Bolle volteggiare sulla scena, convincendosi che una macchina carrozzata di tecnica può essere priva d’anima.

 Bolle e i barboni sotto i portici di Napoli…

 Clochard sotto i portici anche a Londra

 Se Twitter diventa impressionista…

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4 thoughts on “Roberto Bolle e Twitter: il ballerino che ha offeso clochard e napoletani

  1. Caro Rosario, leggendo il virgolettato di Bolle, non penso che le sue parole siano da condannare,perché non ha offeso i clochard,ma ha evidenziato che non è civile un Paese nel quale non sia garantito il soddisfacimento dei minimi bisogni di tutti.

  2. Quando balla sembra più intelligente. Forse è perché sta zitto. Certo, sarebbe bello se i tutti clochard avessero un rifugio aperto in cui trovare cibo caldo e un letto, almeno nei giorni di freddo pungente. E non perché così non si vedrebbero, ma perché non rischierebbero la vita. Sarebbero belle tante cose per migliorare le nostre città. Ma non ci sono, e ad onore del san Carlo e di Napoli, va detto che i clochard non vengono cacciati alla stregua di moscerini fastidiosi, come accade altrove. Magari non sono nemmeno la gioia della gente, ma c’é un’umanità di fondo che li rispetta. Perché molti hanno scelti la strada, ma altri – tanti – ci si sono trovati, per la cecità di una società impazzita, che non sa più dare valore ai suoi componenti al di là della funzione che essi svolgono. Ci tratta come bulloni: se ne danneggia uno, non si ripara, si sostituisce e via a girare, senza meta, senza scopo se non quello del girare.
    I clochard ci ricordano da dove veniamo, che cosa siamo quando ci spogliamo degli oggetti. Esseri umani. Carne e ossa. Le stesse che il caro Bolle cura ossessivamente per restare etoile.

    E sì, che in poche altre città c’è il degrado che si vive a Napoli (anche se dovreste dare un’occhiata alle strade laterali di NY e Las Vegas – solo per fare un paio di esempi – prima di poter affermare con certezza questa cosa). Ce l’abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Ma dire, in un momento di freddo intenso e spietato, che i clochard se ne devono andare da un riparo, sia pure il porticato del teatro, è quantomeno poco elegante detto da uno che forse il freddo e la fame non li ha mai patiti nemmeno col pensiero.
    Se io fossi direttrice del teatro, inviterei i clochard all’interno. Li farei accomodare e offrirei loro lo spettacolo. Offrirei loro un po’ di calore, il conforto dell’arte e della bellezza. Bolle per loro dovrebbe ballare gratis. L’arte è stata alimentata dai ricchi e dai potenti, ma appartiene a all’uomo, al di là del posto che questo occupa nella struttura sociale. Bolle potrebbe scoprire che quando sta sul palco lo apprezzano e lo comprendono più i semplici che i ricchi paganti.

  3. I senzatetto sono ovunque…. Io non ne ho mai visti sotto i porticati del Teatro alla Scala pero’ per esempio!!!! I rifugi e gli aiuti ci sono in tutte le citta’, e allora perche’ non salvaguardare sia chi e’ meno fortunato di noi , che l’arte???? Leggete questo articolo che a qualcuno sembrera’ sicuramente scomodo.

    ” Roberto Bolle e il peccato di dire la verità

    L’Italia è il Paese dei moralisti. Appena qualcuno si prende la briga di esprimere un concetto ragionevole, ma rivoluzionario nella sua banalità, viene immediatamente processato. L’ultimo è stato il ballerino Roberto Bolle che su Twitter (e dove sennò) ha scritto che lo spettacolo dei barboni che bivaccano davanti al San Carlo di Napoli è quantomeno indecente. Badate bene, non ha detto che quei barboni (ops, clochard) vanno eliminati. Solo che l’ingresso di un luogo storico e culturale di chiara fama non dovrebbe offrire un simile spettacolo. Ovviamente Bolle è stato sommerso dalle critiche dei soliti benpensanti; non ha retto l’ondata di attacchi e: 1) ha cancellato il primo cinguettio; 2) ne ha scritto un altro in cui ha dichiarato di essere stato travisato. Anche lui si è dovuto piegare al moralismo ipocrita”. Tratto da “linkiesta”

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