Holly esiste e viaggia su una Cinquecento rossa!

Trent’anni fa viaggiavo su una piccola Cinquecento rossa: era la prima auto di papà. E dal sedile posteriore  guardavo il panorama e mi impadronivo dei posti che attraversavamo per andare in villeggiatura. Dopo tutto questo tempo sono finito di nuovo nell’utilitaria Fiat, nell’ultima versione che rende questa automobilina un involucro dei nostri sogni. Alla guida c’era Holly, uno dei personaggi femminili più affascinanti della letteratura contemporanea: la protagonista delle pagine di Colazione da Tiffany di Capote, finita nella versione cinematografica che le ha dato il volto raggiante di Audrey Hepburn.
All’inizio pensavo fosse l’ennesimo tiro mancino della mia immaginazione liquefatta. Invece no, perché non era una forzata proiezione tanto che lei non aveva mai visto né il film né letto il libro. Lei, minuta nel suo impermeabile, con le sue scarpette a punta che non piacevano a nessuno, con la solita aria sbarazzina, con la spiritualità libera di chi al volante  correva via dagli standard della quotidianità. Mentre parlottava, lanciava al vento sussurri intimi del suo diario; ribadiva con la sua tipica dolcezza composta che “non si sarebbe mai sposata”; ammetteva di essere al settimo cielo perché le stava scivolando addosso l’ombra ipocondriaca degli ultimi mesi. Io ero lì ad ascoltarla e a godermi ogni dettaglio del paesaggio. Era il primo vero ritorno a casa, come se la presenza di Holly avesse arato la terra che mi ospitava da otto anni, per far germogliare quel mondo interiore che fino a poco tempo prima non vedevo.
Arrivati a destinazione, l’auto è andata via, lei è diventata un puntino e io mi sono trovato sull’uscio di casa con un poster arrotolato che aveva dimenticato. L’ho steso sul pavimento, in basso a sinistra c’era il suo vero nome, sullo sfondo c’erano i colori della sue passioni e tra le centinaia di vocali e consonanti era raccontata come un anagramma tutta la sua vita. Il breve viaggio in quella Cinquecento Rossa ci ha uniti, come se fossimo in un grembo materno, perché entrambi siamo tornati all’alba di tutto, alla radice di noi stessi.
Holly tornerà ad essere così soltanto quando si rimetterà al volante della sua auto e fuggirà dalle maschere sociali, dai sensi di colpa, dai preventivi, dai contratti, mandando tutto all’aria per restituire alla sopravvivenza il passo sveglio e “sgamato” dell’esistenza. E se un giorno tornerà a bussare al campanello di quella porta, troverà appeso al muro il poster dimenticato e decifrerà il rebus di tutto, la formula segreta della sua vita: esistere intensamente tra un arcipelago di istanti è più vero di un’inquadratura di un film, della pagina di un libro, dei versi di una canzone. Dopo aver ascoltato sé stessa, Holly tornerà ad esistere e viaggerà spedita sulla stessa Cinquecento rossa. Ci scometto: solo io la riconoscerò.

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