Sanremo 2011 Atto III: Roberto Benigni, il giullare sul cavallo bianco

Lo dimenticheremo presto il Festival di Sanremo di Morandi, anche in questa terza serata che ha ripescato, con il sotterfugio del televoto, la soubrettina del Karaoke Anna Tatangelo e ha confermato l’assenza musicale dei giovani: abbiamo scampato il pericolo di Marco Menechini, clone di Valerio Scanu, e gli osceni Btwins, che sembrano usciti da sotto la gonnella di Antonella Clerici.
Lo dimenticheremo in fretta il Festival di Sanremo di Morandi, in questa terza serata che da festa celebrativa per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha trasformato il palco dell’Ariston in una sagra paesana, in cui non si è capito il senso della scaletta delle canzoni. Ancora una volta a farla da padroni di casa sono state le insostituibili Iene, Luca e Paolo, a cui va il nostro apprezzamento per averci ricordato il tempo del teatro-canzone di Giorgio Gaber, quello in cui il sipario divideva la riflessione dalla perfida leggerezza. Se Morandi ha ripreso in mano il microfono per cantare, lo spettatore si è arreso dinanzi alla speranza del miracolo dell’ultimo minuto.
Tuttavia, quando la barca sta per affondare, si ricorre al giullare dispettoso, perché lui sa sempre come trovare la via alternativa per raccontare quello che siamo. Roberto Benigni col tricolore in mano e su un cavallo bianco sembra roba da circo equestre, eppure è lui stesso il figlio bello di quest’Italia, che per fortuna non ha prodotto soltanto mostri. Certo Robertino è stato meno pungente del solito e a qualcuno è apparso come cantastorie di ovvietà. Non è così e la risposta l’ho trovata rovistando nella mia bacheca di Facebook, su cui la mia fedelissima lettrice Maria Rosaria ha postato senza pensarci due volte: “Siamo persone che si emozionano, non persone che si meravigliano dell’ovvio”.
E noi vogliamo emozionarci decifrando la millenaria storia che si nasconde nell’inno di Mameli, impastando l’entusiasmo e la passione che trasformò in eroi quella ciurma di ragazzotti che perirono per amore di patria; ammettendo una buona volta per tutte che la gloria si conquista combattendo per la libertà, con dignità, a testa alta. E pensare che ci sono ancora quattro sciocchi che vogliono convincerci del contrario, che vorrebbero l’Italia separata e ridotta ad un’accozzaglia di langhe federali. Non ci voleva il noioso Festival di Sanremo per non calpestare le nostre radici, ma quel piccolo diavolo di Roberto Begnini, che ha cantato senza avere una grande voce. Basta sussurrare le parole su un motivetto senza musicisti e così si finisce diritti al cuore, perché “se qualche volta la felicità si scorda di noi, noi non dobbiamo dimenticarla la felicità”. E questo mi sembra un atto d’amore.

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4 thoughts on “Sanremo 2011 Atto III: Roberto Benigni, il giullare sul cavallo bianco

  1. Benigni???? Benigni??????
    Hahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha.
    E non ha parlato di Gaetano Bresci, Sante Caserio e Errico Malatesta?
    W la patria? Cos’è la patria? Confini disegnati dall’uomo su un pezzo di carta, che sembra l’uomo stesso a voler ingrandire come se stesse giocando a Risiko.
    NOSTRA PATRIA E’ IL MONDO INTERO!
    W L’ ANARCHIA!

  2. Ho inavvertitamente inviato il commento senza completarloXD..dunque dicevo..la grandezza di Benigni consiste anche nel rendere semplici cose che sono complicate. Benigni si è fatto amare e tutti gli italiani sono orgogliosi di poter dire che un personaggio del genere viene fuori proprio dal nostro Paese. Non è solo la sua bravura che lo ha reso così popolare, c’è veramente tutta la sua persona che s’è sempre messa in gioco. Ieri sera come ricompensa ha avuto 250mila euro che però ha interamente donato ad un ospedale per la costruzione di un padiglione. Anche su questo potremmo parlare per ore criticando il suo gesto dicendo: “chissà perché lo ha fatto, tanto i soldi ce li ha a lui cosa interessa…”…il dato reale però è che lui i soldi li ha donati. La storia è composta di fatti e con Benigni di fatti ce ne sono sempre e sempre positivi. Mai un pettegolezzo, mai una parola di troppo. E tutto questo arriva alla gente, fa creare nelle persone una sorta di vero e proprio rispetto in queste figure. Benigni lo si ama col cuore per tutti questi motivi e per mille altri che non sto qui a scrivere sennò ti intaso troppo il blogXD. Il nostro giullare, il nostro Roberto era, è e sarà sempre quell’uomo che la notte degli oscar, ritirando il premio ringraziò i suoi genitori per avergli fatto il regalo più grande: la povertà.

  3. Che bello essere citata in un tuo post*_* grazie Rosario, sul serio=). Beh, io credo fermamente in quello che ho scritto e mi fa piacere che tu ne sia rimasto colpito: vuol dire che hai colto la sincerità della mia affermazione. Secondo me è inutile star qui a criticare Benigni..L’unica cosa buona che ha detto Gianni Morandi in questi giorni riguardava proprio lui: “Non so cosa farà, ma so che può permettersi di fare di tutto”
    Io credo che Roberto non sia solo un comico, ma un professore. Non perché sa tante cose, ma perché in quello che ha studiato ci crede. Ieri sera ci ha raccontato un pezzo della storia d’Italia, si potrebbe addirittura criticare anche questo e dire che l’ha fatta un pò troppo facile, ma la sua grandezza sta anche in questo.

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