J’accuse: L’orrore delle calunnie su Facebook

Mentre al cinema passa il film Social Network di Fincher sulla storia dei fondatori di Facebook, l’oasi del cazzeggio sociale più famosa del pianeta esplode con inciuci e cattiverie. Diceva Jong che “il pettegolezzo è l’oppio dell’oppresso”, ma io aggiungerei anche “del depresso”. Quale miglior zona franca, se non quella di Facebook, per trasferire l’istinto ciarlatano che si nasconde in noi?
Ogni volta che torno nel mio Sud, girovagando nei paesotti di provincia, non trovo più quelle situazioni colorite di una volta: il marito che improvvisa una scenata di gelosia alla moglie; il litigio furioso delle due vicine di casa o la disfatta chiassosa della coppia. Ormai è tutto finito su una bacheca virtuale ed il nostro destino è segnato da fatti e misfatti che si postano lì sopra. Quando capiamo che la gonnella di mammà non ci basta più per ferire il nostro avversario, diventiamo scorretti a suon di offese pubbliche. Ormai il megafono della rete è  lo status di Facebook: basta confezionare in meno di 150 caratteri una calunnia e il un “pacco bomba” è ben servito, non tanto per l’avversario, ma per tutti gli amici faisbukkiani, che dovranno decidere presto da che parte stare. E così le bacheche, che fino al giorno prima erano zolle morbide di video e pensieri deliziosi, si trasformano in fretta e furia in un territorio minato, con accesso privilegiato a tutti coloro che voglio partecipare alla guerriglia virtuale. La persona offesa esce allo scoperto, si difende con ironia e non fa sconti a nessuno.
Nel modo dei videogiochi e dei social network l’orrore delle calunnie sfiora il ridicolo, perché è nella vita reale che la meschinità viene davvero a galla. Al di là o al di qua dell’ “accusa infamante”, la priorità assoluta resta la salvaguardia della faccia col quesito “Che cosa penseranno gli altri di me?”. Il tempo attutisce la melma degli schizzi di fango, che con o senza Facebook, finirà per inzozzare “il sepolcro imbiancato”, l’artefice che ha messo in moto la macchina del pettegolezzo. Alla fine, a dura prova sarà messa la vittima offesa, che nei giorni infuocati della rivolta virtuale, non si è accorta che sotto il fango era sbocciato un fiore. E tutte le volte che uscirà da casa a testa alta, dimenticando che “lo sguardo basso è la virtù dei forti”, non noterà quel fiore cresciuto alle intemperie e lo calpesterà con furore. Sarà la rabbia di chi non ha intuito che per “fare un fiore ci vuole un fiore” come cantava Sergio Endrigo, ma bisogna anche innaffiarlo col silenzio per proteggerlo. “Non calpestare i fiori nel deserto” resta un sacramento sacrosanto. E questo vale pure per chi come la “Sally” di Vasco Rossi si porta ancora tanti graffi dentro.

Annunci

7 thoughts on “J’accuse: L’orrore delle calunnie su Facebook

  1. uso facebook per sfogarmi spesso ma mai per offendere qualcuno. la mia bacheca è la culla dei miei pensieri, dei mie desideri, delle mie arrabbiature, non sono abituata a calunniare le persone nemmeno fisicamente, tutto quello che facciamo, che diciamo è il riflesso della nostra anima.
    la domanda da porsi è: “chi ha usato questa tattica?” “quanto vale?” credo sia segno di maturità affrontare l’uomo di persona, per avere anche un riscontro personare..la calunnia è un gesto codardo, non hai una risposta, un confronto…
    mi chiedo, ma la gente, la notte riesce a poggiare la testa sul cuscino? in provincia ti assicuro che le “sceneggiate partenopee” ci sono sempre, ma tocca una classe sociale inferiore alla media, chi ha una certa educazione e cultura delle cose le evita… chi usa internet usa anche la bacheca per calunniare e non un balcone ad esempio…
    quando prendiamo atto di certe situazioni è grande cosa girare pagina, o nelo nostro caso “bloccare la bacheca” per amore nostro…

  2. basterebbe fermarsi con quella gente e chiedere: qualche problema?
    e poi si sceglie sempre per opportunità. quindi chi sceglie di farsi vincere dalla calunnia, probabilmente un pò ci crede. oppure non ha nemmeno il coraggio del confronto.

  3. non mi è mai capitata una cosa del genere perchè certe questioni mi piace affrontarle nella realtà e non nascondermi……comunque è vero che quando veniamo offesi a volte diventiamo fragili……….
    però arrivare al punto di fare delle scelte per opportunità mi sembra esagerato
    Comunque a chi non fa paura uscire di casa e sentire la gente che ci parla alle spalle?!?

  4. Ciao, Rosario. Mi piace l’immagine del “fiore” calpestato. Spesso essere dalla parte del giusto ci fa passare dalla parte del torto, sacrificando qualcosa di bello e di sincero. Sono convinto che quando finisce l’euforia del pettegolezzo, ritorna il tempo della riflessione. E se neanche in quel momento ci pentiamo di aver “calpestato il fiore nel deserto”, non c’è da girarci intorno: non ci importava assolutamente niente, altrimenti avremmo fatto qualcosa al momento giusto.

  5. è facile nascondesi dietro la tenda dell’orrore e della tristezza del basso pettegolezzo per ferire qualcuno invece che dedicarsi ad altre sane attività che ci arricchiscono come persone. tuttavia è anche triste constatare che spesso l’offeso finisce per cedere all’immagine che dipingono di lui invece che difendersi con intelligenza, portando avanti le proprie convinzioni o quelle spacciate come tali. ai pettegoli di tutto il mondo rispondo con le parole di fabri fibra: “ma trovati un lavoro, cazzo, ma trovati una ragazza, cazzo”; agli offesi di tutto il mondo invece grido: “resistere, resistere, resistere”

  6. Ricordo con entusiamo quando mi portasti la grande novità di Facebook, ma prima o poi mi avresti portato anche la tua critica, forse personale ma sincera e schietta, duro verso quelle forme virtuali,noi, cresciuti in una adolescenza fatta di sogni, di letture e incontri reali nelle piazze, nelle stesse si pettegolava su nuovi amori e tradimenti e ragazze che litigavano per amori contesi, desiderati. In quelle piazze era tutto diverso, ci si guardava negli occhi, l’affronto era diretto, tutto poteva risolversi davanti ad un bicchiere di vino o lo stesso buttato in faccia, senza nascondersi, alla luce del giorno, senza maschere senza la prigione delle nostre case. Siamo tutti forti su facebook, siamo tutti amici, ma non sappiamo più riconoscerci nelle nostre PIAZZE.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...