Sabina Guzzanti, Draquila e il post-terremoto dell’Abruzzo

E’ riuscita a far tremare l’Italia, per fortuna senza vittime innocenti, facendo imbarazzare le cariche più alte delle istituzioni, facendo affacciare dalla finestra anche papà Guzzanti (Paolo), “fiero” o “rassegnato” di avere come figlia una piccola peste.  Mi riferisco a Sabina Guzzanti, superstar al Festival del Cinema di Cannes con Draquila, il suo film-documentario  sul terremoto che ha messo in ginocchio l’Abruzzo l’anno scorso. La scena mediatica e televisiva di allora finisce in soffitta, perchè la Guzzanti, dietro e davanti la macchina da presa, ci dà dentro con un pesante controscena documentaristico tra irriverenze e denuncia, dove il backstage della tragedia ci fa vedere il dramma vero degli aquilani. Qui c’è poco da ridere, anzi forse c’è da piangere. L’uragano Guzzanti trionfa alla Croisette, riporta l’Italia al centro dei riflettori con un cinema-verité molto più francese di quanto non sia quello di largo consumo che ci propinano nelle nostra sale. Mi riferisco a quei film “cazzutti” che ogni tanto tirano fuori, come per dire agli italiani che possono permettersi il lusso di non pensare, tanto stanno tutti bene (citando una pellicola di Giuseppe Tornatore). Non stiamo bene, e non va bene un bel niente.  Il Ministro della Cultura Sandro Bondi ha disertato Cannes e questa assenza ha rialzato il polverone. Corre voce che la Guzzanti sia “una svergognata”, così come lo erano i padri del Neorealismo italiano, testimoni di cosa fosse davvero l’Italia di quel tempo. E se i veri “svergognati” fossimo noi, rassegnati ad un’Italia addomesticata dal populismo e dalla volgarità?

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5 thoughts on “Sabina Guzzanti, Draquila e il post-terremoto dell’Abruzzo

  1. Innanzitutto vorrei precisare che sono di L’Aquila e che ho visto il film.
    Per chi, come me, ha vissuto in prima persona il dramma del terremoto e le fasi successive, appare quasi assurdo che qualcuno possa interpretare la realtà in maniera così diversa da come si presenta e che altri siano pronti a crederci. Ma mi rendo conto che molte persone non hanno idea di cosa sia accaduto o stia accadendo veramente nella mia città.
    Dovete considerare, se non ci avete ancora riflettuto, che il terremoto del 6 aprile 2009 ha distrutto un’intera città medioevale, non un piccolo borgo. Un centro storico che si estende su diversi km quadrati è stato quasi completamente raso al suolo, comprese le scuole, gli edifici del comune, della provincia e della regione, il tribunale, la questura e l’ospedale regionale. Non era mai accaduto prima che un capoluogo di provincia venisse così duramente colpito. Il piano di evacuazione, che avrebbe dovuto essere predisposto dal Comune (il sindaco è Cialente), non era mai stato pianificato. La protezione civile si è trovata a dover affrontare quindi una situazione senza precedenti, senza poter contare sull’ospedale e sui servizi essenziali.
    Malgrado le difficoltà, appena due ore dopo il sisma, alle 5 del mattino, i volontari della protezione civile avevano già approntato il primo campo in Piazza D’Armi, con distribuzione di coperte e di bevande calde (faceva molto freddo) e, poche ore, dopo i tecnici avevano allestito un ospedale da campo con numerose tende e una sala operatoria funzionante. I volontari, venuti da ogni parte d’Italia, avevano ricevuto l’allerta alle 3.45, appena 5 mn dopo la scossa e si erano messi in marcia immediatamente. L’organizzazione appariva perfetta, tutti erano gentilissimi e lo sono stati fino alla fine.
    Le tendopoli furono allestite in diversi punti della città e persino in molti giardini privati, per chi ne faceva richiesta. Vi posso assicurare che eravamo tutti liberi di andare e venire senza alcuna limitazione. Anzi, eravamo liberi di andare ovunque in Italia, dato che avevamo biglietti gratis con qualunque mezzo di trasporto e per qualsiasi destinazione. Ovviamente nei campi non c’era alcun divieto di bere alcool, coca-cola o caffè. La parte del film in cui due persone asseriscono che erano vietate nei campi (in base ad una fantomatica “circolare”) è quasi comica, d’altronde uno di quelli che lo affermano è il deputato del PD Lolli, il quale è ben conosciuto a L’Aquila per le sue bufale.
    Solo in un campo, quello di Piazza D’Armi, ci furono dei problemi di ordine pubblico, quando un gruppo di zingari, giunti in città dopo il sisma, si impadronirono di alcune tende e iniziarono a infastidire gli altri attendati con richieste e elemosina.
    Per molti, specie per anziani e bambini, quei campi divennero luoghi di aggregazione. Ci si riuniva fino a notte inoltrata (l’unico divieto era quello di non fare rumore per non disturbare quelli che dormivano). Forse è questa regola che la Guzzanti scambia per una “prova di dittatura” eheheheh!
    Se qualcuno voleva rientrare nella propria abitazione danneggiata per recuperare oggetti o vestiti, ne faceva richiesta ai vigili del fuoco che l’accompagnavano, tastando il pavimento e la tenuta del soffitto, prima di farli entrare. Ho visto questi ragazzi rischiare la vita, introducendosi in abitazioni pericolanti, per recuperare un album di fotografie o dei cd. “Aspetti qui, signora, è pericoloso, mi dica cosa le devo prendere e ci penso io”. Non dimenticherò mai quello che hanno fatto, mai. Ho ancora le lacrime agli occhi quando ci ripenso. E la Guzzanti definisce questa “privazione della libertà”. Libertà di fare cosa? Di rimanere seppelliti sotto le macerie?
    Mi vergognai quando alcuni miei concittadini (pochi per la verità ma molto chiassosi), guidati dal sindaco Cialente, manifestarono per “riprendersi la città” che era stata transennata per motivi di sicurezza, manco fosse stata espugnata da un esercito nemico, e non distrutta da un terremoto. Trovo ignobile strumentalizzare queste disgrazie per fini politici e disprezzo chi si presta a questi giochetti.
    Era chiaro fin dall’inizio che la ricostruzione della città avrebbe richiesto anni di paziente lavoro di restauro, visto che la maggior parte degli edifici ha più di 500 anni, e ci sono ben 99 chiese quasi tutte seriamente danneggiate. Né si poteva ipotizzare di riparare le poche abitazioni quasi agibili, se per arrivarci bisognava passare accanto a palazzi pericolanti. Solo la messa in sicurezza del centro ha richiesto un lavoro mastodontico. Sono tuttora in corso anche le indagini geologiche per appurare la natura dei terreni e pare che in alcune aree della città non si potrà più costruire perché lì le scosse vengono amplificate.
    La proposta di costruire una new-town era la soluzione più ragionevole, per non rischiare di rimanere nelle tende durante l’inverno con temperature che scendono abitualmente sotto i 10 gradi. Era stato anche individuato un ampio terreno, ai margini della città, in pianura, e sarebbe stata una salvezza per tutte le persone anziane che spesso, con le ripide discese e salite di L’Aquila ricoperte di ghiaccio da dicembre a marzo, non potevano uscire di casa per il rischio di scivolare. Purtroppo, la proposta fu bocciata sia dal Sindaco sia dalla Pezzopane (allora Presidente della Provincia). Le new-town sono realtà che esistono in tutti i paesi del mondo, accanto al centro storico, riservato prevalentemente ai negozi e al turismo, si costruiscono dei nuclei abitativi attorno ad un’isola centrale con tutti i servizi. Una volta bocciato il piano della new-town, si optò per i moduli abitativi provvisori. Quelli che vengono mostrati nel film. Oggi io mi sono trasferita a Roma, ma i miei abitano in uno di questi alloggi, completi di ogni accessorio. Avrebbero potuto optare per “l’autonomo sistemazione”, come hanno fatto in tanti. Cioè si poteva scegliere se chiedere l’assegnazione di un modulo oppure affittare un appartamento e farsi rimborsare il canone nella misura di € 400 a persona per i membri di una famiglia e € 500 per i single (a L’Aquila si affitta un appartamento di due stanze con questa cifra).
    L’appartamento in cui abitavamo prima del sisma è in fase di ristrutturazione, come molti degli edifici parzialmente lesionati. Il contributo è facilissimo da ottenere, basta presentare la domanda e trovare una ditta che venga a fare i lavori. (Le ditte che stanno facendo la ricostruzione sono quasi tutte di L’Aquila e Gagliardi, il costruttore che rideva la notte del sisma, non ha ottenuto un solo appalto nella nostra città). Molti dei miei amici sono già tornati a vivere nelle proprie abitazioni da mesi. Purtroppo, hanno dovuto stabilire una scadenza per inoltrarle le domande di sovvenzione al Comune, perché molti aquilani ancora ospitati negli alberghi della costa, avevano pensato di farsi la vacanza a spese dello stato fino a settembre e di presentare la domanda appena rientrati. Perché quando la proprio casa viene dichiarata nuovamente agibile si perde il diritto all’alloggio.
    Ovviamente, se girate di notte (come ha fatto la Guzzanti), la città potrà apparire deserta, ma in realtà è tutt’un immenso cantiere a cielo aperto, ci sono lavori in corso ovunque, compreso nel centro della città. La Basilica di Collemaggio, parzialmente crollata, è stata riaperta la notte di Natale 2009, l’ospedale è di nuovo funzionante, tutte le scuole sono state ricostruite e l’anno scolastico è ripartito senza ritardi.
    Il film Draquila è un abile tentativo di manipolare l’opinione pubblica, alterarando la percezione della realtà. A prima vista, infatti, potrebbe sembrare imparziale e oggettivo, la Guzzanti non nega che siano stati fatti molte opere consistenti ( e come potrebbe!), tuttavia allude, suggerisce, insinua subdolamente che ci siano intenti malvagi dietro l’apparente efficienza e dedizione delle forze in campo. Per farsi rilasciare interviste a favore di Berlusconi sceglie persone semplici e ignoranti in modo che lo spettatore sia portato a pensare “Poverini, sono ingenui, si sono fatti abbindolare dalle bottiglie di champagne e dai regalini”, mentre intervista persone più colte (giornalisti, politici e intellettuali) che quelli sì che hanno capito tutto, ma ahimé non li fanno parlare, non sono liberi di esprimersi, di denunciare i soprusi, nemmeno su Repubblica (???).
    A proposito, parlando di libertà d’informazione, mi piacerebbe sapere perché nessun giornale ha pubblicato la notizia della manifestazione che è stata indetta a L’Aquila all’indomani della proiezione del film della Guzzanti o la foto dello striscione con su scritto : “VERGOGNA GUZZANTI!”

  2. Ciao.
    Ritengo il film della Guzzanti interessante (e forse molto meno “schierato” di quello che uno potrebbe pensare – e qui mi chiedo se chi fa certi commenti abbia veramente visto il film).
    Purtroppo dà solo una visione parziale dei fatti: per chi all’Aquila non c’è stato sicuramente può essere illuminante, ma chi c’è stato sa che c’è molto altro da dire, molto altro da denunciare.
    Penso che sia arrivato il momento di cominciare a rompere il “velo” di falsità che si è andato a creare intorno a questa vicenda e spiegare le cose come stanno.
    Grazie.

    Matteo

  3. ma come si fa ad ammettere un film del genere ad un festival internazionale…. e basta!!!!!!!!! se magari chi da’ i soldi a questa gente, scegliesse testi di un certo livello…RIVENDICO L’IMMAGINE DELL’ITALIA CHE NON è SOLO QUELLA DEL FILM DELLA GUZZANTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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