Ciao Niny, mamma del coro che diede voce all’infanzia

Avrebbe meritato più spazio nel nostro calderone mediatico, ma Niny Camolli è stata una milanese semplice e modesta, come era l’Italia a cui apparteneva. Pochi se ne sono accorti, ma  Il coro dei piccoli cantori di Milano è rimasto orfano della madre putativa, la prima musicista donna della Rai in bianco e nero, quando ancora in tv si discrimanavano “donne” e “omosessuali”.  Fu lei ad aver avuto cinquanta anni fa l’intuizione geniale del primo Festival di canzoni per bambini, che poi Bologna avrebbe strappato a Milano ribattezandolo Lo Zecchino d’Oro. Negli ultimi anni era diventata una pacata signora ultranovantenne afflitta dalla cecità, che però riconosceva ancora la voce di chiunque avesse fatto parte del suo amato coro. Sabato mattina, nella Basilica di Sant’Ambrogio, i Piccoli cantori di Milano la hanno salutata con una toccante Ave Maria.  Niny Camolli ci solletica un riflessione per rievocare il tempo in cui il rapporto tra musica e infanzia era lontano dagli scempi televisivi di oggi. La sua direzione musicale severa e appassionata, non solo ha contribuito alla creazione di sigle memorabili nel passaggio dalla tv pubblica a quella commerciale (Portobello e Bim Bum Bam), ma a prolungare l’anima sonora meneghina quando la canzone per bambini aveva raggiunto l’omologazione sotto il regime delle vocalità monotone di Cristina D’Avena.  I bambini di ieri sono gli adulti oggi, che devono una briciola di infanzia spensierata a mamma Niny!

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