Brunetta e l’assenteismo da “statale”

brunetta150Tutti si lamentano, ma poi quando si passa all’azione qualcuno grida al “terrore”. In Italia c’è aria di bizzarro proibizionismo da una parte, ma dall’altra è giusto che si prendano seri provvedimenti nei confronti dell’ingiustificato assenteismo da lavoro. Emblematico è il recente scandalo a Portici, dove sono finiti in manette 36 dipendenti del comune della città campana. Tutti puntano il dito contro il ministro Renato Brunetta e la sua rivoluzione per arginare la decadence del lavoro pubblico in Italia. Mi pare di capire che qualche dato c’è e non si può fingere di ignorarlo: a gennaio le assenze per malattia nei comuni sono calati del 30%, per non parlare delle scuole dove gli insegnanti adesso ci pensano due volte prima di fingere di “far alzare il termometro”. Anche il cambio di orario della visita fiscale ha sortito il suo effetto, anche se qui il provvedimento andrebbe rivisto con alcune eccezioni. Boomerag Brunetta insomma, alla faccia del Belpaese che cazzeggia, nel rispetto di chi un posto di lavoro non lo ha mentre i sindacati stanno a guardare. Se questo assenteismo ad oltranza fosse stato coccolato dai sindacati italiani, sarebbe un oltraggio puzzolente e “cacoso” nei confronti di chi la mattina si alza e si reca sul posto di lavoro con serietà ed impegno. 

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One thought on “Brunetta e l’assenteismo da “statale”

  1. io lavoro in p.a.
    a scanso di equivoci, ti dirò subito (e non è un segreto) che nella p.a. c’è uno spreco di risore incredibile e una scarsità produttiva (da non intendersi necessariamente in senso aziendale) davvero penosa.
    spesso i dipendenti pubblici rispondono infastiditi ai cittadini, spesso delegano i loro compiti, spesso se ne fregano di ottemperare ai loro compiti in tempi ragionevoli.
    questo “modo di fare” è pressoché il medesimo su tutte le sfere, da quelle apicali (i dirigenti) a quelle ausiliarie (gli uscieri).
    di contro, oggi, l’impiego pubblico è certamente un privilegio; il licenziamento è quasi impossibile, a meno che il dipendente non si sia macchiato di colpe gravi… e anche in quel caso, io conosco dipendenti successivamente reintegrati (magari perché i termini si sono prescritti).

    insomma, la p.a. italiana non è bella da vedere.

    senza addentrarci in analisi che richiederebbero interi volumi della Treccani, possiamo sicuramente affermare che se “il pesce puzza” esso “puzza dalla testa”.
    il ministro Brunetta (al quale va dato comunque merito di “provarci”) in un primo momento aveva, secondo me correttamente, puntato il dito sulle dirigenze.
    sebbene i guadagni dei dirigenti della p.a. non raggiungano le vertigini di certi manager si società private (magari portate al fallimento… poi dicono l’efficenza nel privato), i loro stipendi sono considerevoli se rapportati già a quelli dei funzionari (quelli che una volta venivano chiamati “quadri”); parliamo di 3-4 volte lo stipendio annuo, eh.
    le responsabilità della dirigenza in p.a. sono enormi, perché sono loro l’anello di congiunzione tra la “macchina” p.a. e la volontà “politica” che decide gli indirizzi.
    l’attività dei dirigenti in p.a. spesso non ha nulla a che vedere con l’amministrazione specifica che si trovano a dirigere. capita di incontrare dirigenti nel settore idrico, ad esempio, messi lì solo per una manovra politica e che invece continuano ad occuparsi di tutt’altro, ad esempio dei rifiuti. magari hanno pure vagonate di incarichi di consulenza esterni (oggi utilizzati come corrispettivo in luogo della storica “mazzetta”, caduta in disuso dopo tangentopoli).
    nell’ufficio dove io lavoro, spesso non arriva nemmeno la carta per fare le fotocopie, nonostante le innumerevoli richieste fatte alla dirigenza preposta.
    potrei citare una miriade di episodi ma, per ovvii motivi di spazio, mi astengo.

    invece, dopo la “sparata” iniziale contro la dirigenza, Brunetta ripiega in una crociata (assolutamente sommaria) contro il bidello di turno che, magari, il sabato fa l’imbianchino.
    è ovvio che il comportamento del bidello (per rimanere nell’esempio) va sanzionato e punito, se il comportamento si spinge alla truffa, ma nulla più sembra muoversi davvero per risolvere la problematica alla base.
    oggi un impiegato percepisce non più di 1100 euro netti al mese, mentre un funzionario arriva a malapena a 1400.
    sebbene esistano realtà lavorative infinitamente più gravose (come ho scritto sopra il posto pubblico è oggi un privilegio), sono somme che non ti permettono di mantenere una famiglia, di pagare un mutuo per la casa, e spesso non ti permettono nemmeno di arrivare “vivo e vegeto” alla fatidica 4a settimana.
    converrai con me che non è un bel modo di lavorare e che certamente ti “dispone” male verso i tuoi compiti sacrosanti.

    così finisce che la campagna denigratoria di Brunetta inculchi nelle teste degli italiani l’equivalenza dopendente pubblico = fannullone, che equivale a prendere una scorciatoia mentale per illudersi di risolvere un problema.

    la verità è che politicamente a questi signori non importa risolvere il problema ma alimentarlo e gestirlo per trarne il maggior profitto (politico, s’intende) possibile.

    ciao.

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