‘A livella e gli eccessi del 2 novembre

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero.” Per chi non li avesse riconosciuti, questi sono i primi versi di ‘A livella, meravigliosa poesia scritta da Antonio De Curtis, in arte Totò. Il Principe del sorriso ci ha donato una suprema riflessione in versi: volendo o non, dinanzi alla morte torniamo ad essere tutti uguali. Per me il 1 e il 2 novembre sono giorni particolari. Nella mia famiglia li dedicavamo ai nostri defunti, non tanto per fare “lo struscio” al cimitero, ma per pensare ai nostri cari che non c’erano più. Nei cimiteri del Sud vivevo quasi un’aria di festa, vedendo fin da piccolo migliaia di persone assiepate ovunque. Peccato però che poi durante l’anno c’era il deserto. Non sono qui per discutere sulla scelta di visitare un defunto al cimitero, piuttosto sulle lotte inutili per acquistare la cappella di famiglia, per avere la lapide più bella o svuotarsi il portafogli a tutti i costi per il sovraccarico di fiori. Questo atteggiamento tra folclore e mania di protagonismo – per non parlare dei titoli ed appellativi che notavo sulle lapidi- mi ha sempre stizzito, anche oggi che vivo lontano da Napoli. De Curtis concludeva così: “Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”. Nel piccolo cimitero della provincia di Napoli, dove sono sepolti i miei nonni paterni, ho osservato anno dopo anno gente che voleva affermare il suo ruolo sociale anche al di là di quel cancello. Alla faccia di quella mentalità feudale e delle famiglie borghesotte e provinciali, io preferisco ancora un petalo di rosa e un crisantemo per ricordare che la morte è una cosa troppo seria. Smettiamola di trasformare il 2 novembre in una farsa carnevalesca!

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4 thoughts on “‘A livella e gli eccessi del 2 novembre

  1. finalmente una volta sono d’accordo!!!!!!!!!!
    non se ne puo’ piu’ di questa gentaglia che va a messa in pelliccia e porta vasi di 600 kg sulle tombe come se fosse una gara a chi fa di piu’!!!
    è il giorno del “facciamo vedere cosa possiamo fare noi”, e non del “mio dio come mi mancano mia mamma, mio papa’, mia nonna o mio nonno”…che poi dovrebbe essere cosi’ anche in tutti i giorni dell’anno….
    fanno veramente schifo!!!! gente che non ha ancora capito che forse un giorno, per la loro imbecillita’ non saranno ricordati neanche una volta l’anno….

  2. da perfetto laico e spesso volentieri lontano da tutte le forme di religione, il 2 novembre è sempre stata un ricordo di un passaggio indescrivibile di gente e incontri, lì in un cimitero, un posto sempre dove si percepisce la solitudine, dove i film di horror non hanno fatto altro che incentivare le nostre paure, ecco in quel posto si fa un incontro con la morte e con i nostri cari, perchè il culto dei morti è sempre esistito anche forse con varie differenze sociali, e totò aveva ragione li si è tutti uguali perchè personalmente penso che dopo di essa non ci sia nient’altro ma rispetto chi crede in qualcosa di ultraterreno.

  3. Sono pienamente d’accordo con ciò che scrivi, perchè io sono una di quelle persone che non ama andare al cimitero il 2 novembre, soprattutto per il fatto che non amo la confusione e perchè per me il visitare la tomba di un caro defuno significa, preghiera, riflessione, pace, solitudine.
    Ma non accusiamo ingiustamente chi per un qualsiasi motivo ci può andare quel giorno….sia egli del SUD o del NORD riducendo la discussaione al solito noioso e ormai obsoleto dislivello culturale che la maggior parte crede esista fra NORD e SUD….l ‘importante è andarci con lo spirito giusto IO faccio sempre quello che sento….senza dover per forza sentirmi parte di due culture diverse.
    Ragazza del sud e fiera di esserlo

  4. La stessa ipocrisia di chi il 2 novembre si imbelletta per lo struscio per dedicarsi ai “cari saluti cittadini”, senza avere alcun rispetto per quei luoghi di culto, di preghiera e, soprattutto, di silenzio.
    Odio il 2 novembre.
    Sarò lì, anche in quel giorno, per poter ritrovare i miei cari e per respirare quel profumo di verità, e non di dolore, per la consapevolezza che, loro, da lassù, non mi abbandoneranno mai.
    Andate a far visita ai vostri cari, anche se fosse solo per il 2 novembre ma, per favore, fatelo in punta di piedi, con i soli rumorosi passi dell’anima.
    Addio ipocrisia!

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