8 Marzo, il Giorno della Mimosa

L’8 marzo 1982 mi fu assegnato un tema libero, da sviluppare avendo come interlocutori un cane e un bambino. Mi balenò un’idea: il bambino avrebbe raccontato al cane il significato storico della Festa della Donna. Fu un successo strepitoso. Frequentavo la III elementare e la maestra mi premiò, facendomi girare col tema per tutto il II° Circolo Didattico di via Dei Mille di Acerra (Na). A distanza di anni mi rendo conto di aver colto con spontaneità il vero significato del Giorno della Mimosa.

E’ straziante ogni 8 marzo vedere una ciurma di donne che si danna per ricevere un mazzolino di mimose, magari per sfilare in passarella e dimenticare il significato di quel giorno. Mi deprime vedere eserciti di donne che vanno a festeggiare nei locali e liquidano tutto come spettatrici di uno squallido strip maschile. Sarà pure vero che il mio sguardo maschile mi rende miope, ma se fossi una donna consegnerei l’8 marzo alla riflessione. Donne o uomini, se ci siete battete un colpo. Cosa resta veramente del Giorno della Mimosa?

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18 thoughts on “8 Marzo, il Giorno della Mimosa

  1. La festa della donna, come tutti sappiamo, è legata ad un tragico evento. Fino a quando si continuerà a sentire che le donne devono ancora lottare per far valere i loro diritti e per avere dignità, faremo bene noi uomini a chiederci dove sia finita la nostra.

  2. Non festeggio l’8 marzo non mi piace quello che si vede in giro, preferisco stare insieme alle mie amiche durante una serata normale magari a mangiare qualcosa insieme e a divertirci cantando davanti ad un Karaoke come ho fatto l’anno scorso in un locale molto carino. Eravamo una decina o forse più, abbiamo mangiato e cantato tutta la serata, insomma condiviso momenti solo di spensieratezza.
    Nulla a che vedere con la festa della donna.

  3. TUTTE QUESTE DONNE A FESTEGGIARE UNA FESTA CHE MAGARI ASPETTANO TUTTO L’ANNO, MOLTE CHE ADDIRITTURA NON ESCONO MAI E LO FANNO SOLO L’8 MARZO…DAVVERO RIDICOLO!
    SABATO NE HO VISTE DI TUTTI I COLORI, BRANCHI DI RAGAZZINE DI 13 ANNI…(MAI FAREI USCIRE MIA FIGLIA DI 13/14 ANNI PER LA FESTA DELLA DONNA, SAPENDO DI TUTTI QUEGLI UOMINI ALLUPATI).
    LA VERITA’ E’ CHE LA MAGGIOR PARTE NON SANNO NEANCHE IL MOTIVO DELLA NASCITA DI QUESTA FESTA, OVVERO UN GIORNO DI CELEBRAZIONE PER LE CONQUISTE SOCIALI, POLITICHE ED ECONOMICHE DELLE DONNE ED È UNA FESTIVITÀ INTERNAZIONALE CELEBRATA IN DIVERSI PAESI DEL MONDO OCCIDENTALE. FRA GLI ALTRI EVENTI STORICI COMMEMORA L’INCENDIO DELLA FABBRICA TRIANGLE, AVVENUTO A NEW YORK IL 25 MARZO 1911, FU IL PIÙ GRAVE INCIDENTE INDUSTRIALE DELLA STORIA DI NEW YORK. CAUSÒ LA MORTE DI 146 PERSONE, PER LA MAGGIOR PARTE GIOVANI OPERAIE DI ORIGINE ITALIANA E DELL’EST EUROPEO.

    SCUSATE PER LA NOIA, MAGARI LO SAPEVATE GIA’ O MAGARI NON SAPEVATE NIENTE, SEMPLICEMENTE CI TENEVO A SCRIVERLO…

    CIAO AMERICANI 😉

  4. Sinceramente la Festa della Donna, come S. Valentino, la Befana, la Festa del papà.. e tutte le Feste commerciali mi sembrano addirittura delle leggende metropolitane, talmente lontane da me e dalla mia vita… Non le ho mai vissute neanche per sbaglio o passivamente. Sarà che non vivo la realtà da sempre.. ma vivo la mia realtà “inventata” in cui ci vivo dentro benissimo… e quindi, se non fosse che qualcuno mi chiede di parlarne non mi renderei nemmeno conto…ma esistono ancora tutte queste feste??

    kiss Veronica

  5. Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni
    è che da bambina
    tua mamma ti portava in bagno, puliva
    la tavolozza, ne ricopriva il
    perimetro con la carta
    igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI
    appoggiarsi sul
    gabinetto’ e poi ti mostrava ‘la posizione’, che
    consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per
    sedersi ma senza
    che il corpo venga a contatto con la
    tavolozza.
    ‘La posizione’ è una
    delle prime lezioni di vita di
    una bambina, importantissima e
    necessaria, deve
    accompagnarci per il resto della vita.
    Ma ancora oggi,
    da adulte, ‘la posizione’ è
    terribilmente difficile da mantenere quando
    hai la
    vescica che sta per esplodere. Quando ‘devi andare’ in
    un bagno
    pubblico, ti ritrovi con una coda di donne
    che ti fa pensare che dentro
    ci sia Brad Pitt. Allora
    ti metti buona ad aspettare, sorridendo
    amabilmente
    alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le
    braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ‘me la
    sto facendo
    addosso’. Finalmente tocca a te, ma arriva
    sempre la mamma con ‘la
    bambina piccola che non può
    più trattenersi’ e ne approfittano per
    passare avanti
    tutte e due!
    A quel punto controlli sotto le porte per
    vedere se ci
    sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre
    uno
    e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e
    ti accorgi che non
    c’è la chiave (non c’è mai); non
    importa… Appendi la borsa a un
    gancio sulla porta, e
    se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il
    pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non
    osi poggiarla lì,
    per cui te la appendi al collo ed è
    pesantissima, piena com’è di cose
    che ci hai messo
    dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le
    tieni perché non si sa mai.
    Tornando alla porta…dato che non c’è la
    chiave, devi
    tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i
    pantaloni e assumi ‘la posizione’…
    AAhhhhhh…finalmente…
    A questo
    punto cominciano a tremarti le gambe…
    perché sei sospesa in aria, con
    le ginocchia piegate,
    i pantaloni abbassati che ti bloccano la
    circolazione,
    il braccio teso che fa forza contro la porta e una
    borsa
    di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma
    non hai avuto il tempo
    di pulire la tazza né di
    coprirla con la carta, dentro di te pensi che
    non
    succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona
    in testa ‘non
    sederti mai su un gabinetto pubblico!’,
    così rimani nella
    ‘posizione’,
    ma per un errore di calcolo un piccolo
    zampillo ti schizza sulle
    calze!!! Sei fortunata se
    non ti bagni le scarpe.
    Mantenere ‘la
    posizione’ richiede grande
    concentrazione.
    Per allontanare dalla mente
    questa disgrazia, cerchi
    il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…!
    non ce
    n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5
    chili di
    cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un
    misero kleenex, ma per
    cercarlo devi lasciare andare
    la porta, ci pensi su un attimo, ma non
    hai scelta. E
    non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi
    frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti
    vedranno
    semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
    NO!! Allora urli ‘O-CCU-
    PA-TOOO!!!’, continuando a
    spingere la porta con la mano libera, e a
    quel punto
    dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori
    abbiano sentito e
    adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno
    oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci
    rispettiamo molto) e ti
    rimetti a cercare i l keenex,
    vorresti usarne un paio ma sai quanto
    possono tornare
    utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non
    si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce
    automatica, ma
    in un cubicolo così minuscolo non sarà
    tanto difficile trovare
    l’interruttore! Riaccendi la
    luce con la mano del kleenex, perché
    l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti
    restano per uscire
    di lì, sudando perché hai su il
    cappotto che non sapevi dove appendere
    e perché in
    questi posti fa sempre un caldo terribile.
    Senza contare il
    bernoccolo causato dal colpo di
    porta, il dolore al collo per la borsa,
    il sudore che
    ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il
    ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti
    vedesse così;
    perché il suo culo non ha mai toccato la
    tavolozza di un bagno
    pubblico, perché davvero ‘non
    sai quante malattie potresti prenderti
    qui’.
    Ma non è finita… sei esausta, quando ti metti in
    piedi non
    senti più le gambe, ti rivesti velocemente e
    soprattutto tiri lo
    sciacquone! Se non funziona
    preferiresti non uscire più da quel bagno,
    che
    vergogna!
    Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e
    non
    puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla
    spalla, non capisci come
    funziona il rubinetto con i
    sensori automatici e tocchi tutto finché
    riesci
    finalmente a lavarti le mani in una posizione da
    gobbo di
    Notredame per non far cadere la borsa nel
    lavandino; l’asciugamani è
    così scarso che finisci per
    asciugarti le mani nei pantaloni, perché
    non vuoi
    sprecare un altro kleenex per questo!
    Esci passando accanto a
    tutte le altre donne che
    ancora aspettano con le gambe incrociate e in
    quei
    momenti non riesci a sorridere spontaneame nte,
    cosciente del fatto
    che hai passato un’eternità là
    dentro. Sei fortunata se non esci con un
    pezzo di
    carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora
    con la
    cerniera abbassata!
    Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal
    bagno
    da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di
    leggere Guerra e
    Pace mentre ti aspettava. ‘Perché ci
    hai messo tanto?’ ti chiede
    irritato. ‘C’era molta
    coda’ ti limiti a rispondere.
    E questo è il
    motivo per cui noi donne andiamo in
    bagno in gruppo, per solidarietà,
    perché una ti tiene
    la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e
    l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è
    molto più
    semplice e veloce perché tu devi
    concentrarti solo nel mantenere ‘la
    posizione’. E la
    dignità.

    *Questo è dedicato alle donne di tutto il
    mondo che
    hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché
    capiate
    come mai ci stiamo tanto.*

  6. PERSONALITA’
    Prima mi tagliarono le ali, poi vollero rimuovere le ragnatele,
    ma timorosi di un ulteriore chirurgia mi legarono i piedi nelle scarpe. “Bambina bambina dì queste parole: mamma papà vi voglio bene”. Mi dissero da dove vengo, ma nlon dove vado,bambina, bambina, canta questa canzone:
    “mamma papà vi appartengo”.
    Per sicurezza poi mi lasciarono in un angolo, dove il mio respiro formava ombre asimmetriche mentre io chiamavo per nome ali e ragnatele.
    “Bambina bambina, sudicia carta, mamma papà affogate i vostri occhi.”

    Questa poesia l’ho scritta nel momento più duro del femminismo, quando finalmente le donne prendevano coscienza di esistere ed essere uguali agli uomini, si toglievano le ultime paure ed uscivano a cantare, la sera, per le piazze. Come sarebbe bello poterlo ancora fare, ma l’8 marzo è solo un modo di svaccare, ubriacarsi ed avere l’illusione che per una notte siamo simili a quella categoria di uomini che non ci piacciono.

    Nuvola

  7. Credo che la festa della donna sia alquanto anacronistica. Forse aveva senso quando la donna non aveva la libertà e la parità, ma adesso le cose sono diverse. Per questo mi fanno ridere quelle stupide che la sera dell’8 vanno nei locali a fare la fiera delle vanità, o meglio della volgarità. Non a caso mia madre e la mia ragazza mi dicono sempre di non regalargli le mimose o altro, perchè non si identificano in questa festa. Siccome le reputo due persone intelligenti, 2+2 fa 4!!

  8. Odio le feste;si sarà capito. Non è semplice spirito di contraddizione o mero anticonformismo: sarebbe più che scontato e decisamente banale.
    Odio le feste perchè sono un’oggettiva limitazione del tempo e dell’area semantica in questione…cioè?
    Intendo dire: a Natale si è tutti più buoni – ma solo a Natale.
    Ci si scambia doni, di è affettuosi, una buona parola per tutti, i familiari risultano simpatici e amabili…
    All’Epifania si è sempre non politically correct e piuttosto sagaci, regalando carboni e dolci in base ai giudizi e alle valutazioni- solo alla befana.
    A Ferragosto – ma solo lì- si è tutti festaioli in un modo dche ci fa tornare bambini: gavettoni, grigliate, spirito da college universitario all’insgena di uno sfrenato cameratismo…
    Magari il tutto non è così rigido: ne dò atto… per molti – è innegabile- è una paraculaggine.
    Detto ciò, torno alla festa della donna.
    La donna da valorizzare, le pari opportunità, le quote rosa, lo stipendio alle casalinghe, la conciliazione lavoro- famiglia: tante belle parole ma sempre e solo circoscritte a qualla data, a quell’8 marzo: dea per un giorno, schiava gli altri- estremizzo ma non più di tanto…
    E gli altri giorni?
    la risposta è talmente scontata e banale….
    chiudo qui…
    invece che pensare alla festa delle donne, pensiamo alle donne….il che è ben diverso,no?

    Ivan

  9. mi piace il profumo della mimosa, mi piace che qualcuno me ne regali un mazzetto, se è l’8 marzo vabbè. credo sia irragionevole lamentarci perchè in tutte le feste si vede solo il lato consumistico…viviamo in un sistema basato sul consumo! è bello sapere che ci sono ancora persone che capiscono, che vogliono capire i significati celati, affondare nel ricordo e lottare per giuste cause. ma se una persona vuole andare in giro e fare festa per sentirsi meglio con se stessa va bene, però non dev’essere per forza e solo l’8 marzo. quando ho voglia di fare casino riusnisco le mie amiche e partiamo, il giorno non conta, conta solo che si vuole veramente fare ed essere!

  10. certo che è squallido vedere che una donna vuole’ “tirare fuori” quello che è veramente solo un giorno all’anno. che sia nel bene o nel male, forse dovrebbe avere il coraggio di se stessa. sempre.

  11. Il vero significato dell’8 marzo è quanto mai attuale alla luce dei fatti di cronaca sulla morti bianche.
    Che tutte le donne festeggino quel giorno, che vadano in giro con fiori gialli…
    Ma oltre ad enfatizzare un giorno che giova soprattuto al commercio, sarebbe utile ricordare perché l’8 marzo è nella storia.

  12. dovrebbe centrare…
    i morti sul lavoro sono in un anno + di una guerra mondiale…
    DEVE CENTRARE!
    nel mondo c’è sempre ki si diverte senza pensare, e ki pensa…
    io mi accontento di stare tra quelli ke pensano

  13. Ciao Rosario!
    Sono d’accordo con quello che scrivi nel post. Ogni occasione è buona per enfatizzare il lato consumistico delle occasioni..i fiori si regalano senza occasione e non c’è cosa più trsite che essere incatenati a queste ricorrenze molto di massa e per nulla originali.

  14. Condivido l’aggettivo che hai usato…”straziante” è la parola giusta. Vedere che per molte è ‘necessario’ festeggiare per sentirsi donne. Vedere che il significato di questo giorno si riduce a balletti sui tavoli, a risate forzate, a cene rumorose e inutili. Vedere che l’intelligenza che caratterizza tante donne va a ramengo. Per questo evito come la peste tutte ‘ste boiate. Io non ho bisogno di uscire e fare l’oca (pagando anche profumatamente cene e spogliarellisti che GIUSTAMENTE approfittano dell’occasione) x sentirmi ‘donna’ (o ‘oca’!!). SE mi sento così, lo sento SEMPRE.
    Sarebbe bello che qualcuno dicesse perchè è stato dedicato l’8 marzo alle donne. Che un uomo, un’amica, regalasse a una ragazza un fiore XCHE’ GLI VA. E non perchè deve.
    Grazie x questa riflessione.
    ciaociao!!!
    robypavia

  15. La vera storia dell’8 marzo non centra più niente con la festa di oggi. ma si sa che, a raccontare le storie, a riviverle, esse cambiano, si adattano ai tempi, ai protagonisti. se alle donne piace festeggiare, a volte anche eccessivamente o con insensatezza che ben venga. ogni donna rappresenti se stessa e si rispecchi nella propria festa se è questo che vuole. l’unica cosa che mi sento di dire alle donne in quanto donna è: “prima femmina dentro, poi fuori”

  16. Sono d’accordo con te. Mi strazia vedere queste donne focose alla ricerca di non so che. Io mi accontento di un mazzolino di mimose e trovare la mia femminilità nel focolare domestico, accanto a mio marito e al mio bambino.

  17. rispondo ad anonimo. . . È vero che ci sono tanti uomini babbei. . . . Ma ce ne sono tanti altri che se ne approfittano di tutte queste zoccole che la danno a destra e a manca

  18. il giorno della donna puoi fare la zoccola piu’ che tutto il resto dell’anno, tanto ci sono in giro una marea di uomini babbei. e la figata piu’ grande è che non devi neanche rivederli il giorno dopo!!!

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